Postura e dolore: esiste davvero una postura sbagliata?

Siamo stati abituati a pensare alla postura in modo semplice: esisterebbe una posizione corretta e, quando il corpo se ne allontana, comparirebbero dolore e problemi.

La realtà è più complessa.

Non esiste una postura perfetta valida per tutti.

Due persone sane possono avere posture molto diverse: una spalla leggermente più alta, un bacino non perfettamente simmetrico, una diversa curvatura della colonna o una preferenza di carico su una gamba.

Queste caratteristiche, prese da sole, non significano necessariamente che ci sia un problema.

Anche quando gli studi trovano alcune differenze posturali tra persone con e senza dolore, questo non significa automaticamente che la postura abbia causato il sintomo.

Associazione non significa causa.

Un’asimmetria può essere una caratteristica individuale, una conseguenza del dolore o una strategia che il corpo sta utilizzando in quel momento.

Quindi la postura non conta?

No.

La postura può avere un significato, ma va sempre interpretata nel contesto della persona.

Conta come si muove.

Conta come distribuisce il carico.

Conta quanto riesce a cambiare posizione.

Conta quello che fa durante la giornata.

Conta il tipo di attività fisica.

Conta la storia del problema.

Per questo non credo molto all’idea di osservare una persona per pochi secondi e concludere:

“Il tuo dolore dipende da questa postura.”

È quasi sempre troppo semplice, il corpo cerca continuamente soluzioni.

Una postura può essere vista anche come il modo in cui il corpo si sta organizzando in quel momento.

Deve rispondere continuamente a:

gravità;

movimento;

carico;

fatica;

dolore;

lavoro;

attività sportiva;

abitudini quotidiane.

Il punto, quindi, non è inseguire una simmetria perfetta.

È capire se quella persona dispone di abbastanza possibilità per adattarsi alle richieste che riceve.

Con il metodo di lavoro che utilizzo e il ragionamento clinico cerco di comprendere come quella persona sta organizzando il proprio corpo e quanto riesce ad adattarsi.

Il dolore è importante, ma non è l’unica informazione.

Movimento, carico, respirazione, capacità fisica e strategie utilizzate dalla persona possono contribuire a costruire una visione più completa.

L’obiettivo non è raddrizzare il corpo.

È aiutare la persona a recuperare più possibilità di movimento e una migliore capacità di adattamento.

Dott.Ottani Luca Osteopata D.O.m.R.O.I